Non vengono utilizzati diserbanti o concimi chimici nelle coltivazioni e non vengono aggiunti solfiti durante la vinificazione. L’idea vincente di Stefano, partito da zero nel 2005, è stata quella di recuperare i vecchi vigneti di Avanà (che hanno fino a 80 anni di età) a 750 metri di altezza e ricostruire i muretti a secco delle terrazze. Questa coltivazione a terrazzamenti, con notevoli dislivelli l’uno dall’altro, porta a definire il Finiere come “vino estremo” per le notevoli difficoltà di lavorazione che ne conseguono. Tutte le operazioni in vigna sono svolte a mano.
Nel calice si presenta di color rosso rubino chiaro, al naso si riconoscono sentori floreali e fruttati e in bocca è di media struttura con un finale che ricorda la mandorla selvatica.
È un vino di pronta beva e risulta facilmente abbinabile a tutto il pasto. Ottimo con il lesso e primi piatti con ragù di carne.


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